Museum and Archeology
Ponti, strade, acquedotti al servizio di un grande impero PDF  | Print |  E-mail
Written by Redazione   
Wednesday, 25 November 2009

Ponti, strade, acquedotti al servizio di un grande impero

1_103_20070213171220.jpgArea archeologica di Porto Torres, Ponte Ettòri di Padria, Pont'ezzu di Ozieri
Percorso: 133 km
Tempo di percorrenza stradale: 02h03

1^ tappa: Porto Torres
La romana Turris Libisonis fu in epoca imperiale una delle più floride città della Sardegna, grazie al suo porto ed agli intensi scambi commerciali che intratteneva con la penisola italica e l’Europa meridionale. Di questo passato rimangono tracce cospicue in tutto il centro storico di Porto Torres. Acquedotti che portavano in città l’acqua dalle sorgenti di Sassari, strade di viabilità interna ed esterna e soprattutto il grande ponte romano ancora perfettamente conservato rendono giustizia allo splendore di una cittadina che assurse allo status di colonia probabilmente sotto Ottaviano, nel terzo quarto del I sec. a.C. Nell’area archeologica del cosiddetto Palazzo di Re Barbaro (in realtà le terme centrali) è possibile imbattersi nelle larghe vie pavimentate con grandi lastre di vulcanite, fiancheggiate dai resti delle "tabernae" (botteghe) e di abitazioni disposte in "insulae" (caseggiati a più piani).
Nella località detta Colle del Faro è visibile un altro quartiere abitativo (a cui sono sovrapposte le “terme Maetzke”), composto da tre isolati suddivisi da strade ortogonali, tutto di età augustea.
Perfettamente conservato è il ponte che collegava le rive del Riu Mannu, a sette arcate di diverse dimensioni e decrescenti da ovest a est, sostenuto da piloni in calcare rinforzati in vulcanite. È ascritto al I sec. d.C.
Il percorso dell’acquedotto è ricostruibile in base ai significativi toponimi che punteggiano il territorio tra Sassari (dalle sorgenti Eba Ciara e San Martino) e Porto Torres: Fonte del Re, Fonte Gutierrez, Predda Niedda-Pischina, via Fontana Vecchia.
Consulta l'approfondimento

2^ tappa: Ponte Ettori, Padria
Padria sorge su un sito caratterizzato da continuità insediativa dall’epoca punica fino ai giorni nostri ed è stato convincentemente identificato con "Gurulis Vetus", la "Gouroulis Palaia" citata dal geografo greco Tolomeo.
A causa dell’insistenza degli insediamenti posteriori nella stessa località, è piuttosto difficile identificare i resti della fase romana. È tuttavia probabile che l’area pubblica della città si estendesse alla base delle tre piccole colline di San Giuseppe, San Pietro e San Paolo. Da quest’area passavano obbligatoriamente le vie di comunicazione tra la costa occidentale (Bosa in particolare) e l’interno della Sardegna. A conferma di ciò si conservano nel territorio di Padria i resti di tre ponti romani, verosimilmente ristrutturati successivamente: Ponte Ettòri, Ponte Ulumu e Ponte Enas (gli ultimi due ai confini col territorio bosano).
Ponte Ettòri, sul fiume Temo, sorge a 6 km dal paese, sulla strada per Montresta, al confine con il territorio del comune di Villanova Monteleone. Vi si giunge attraverso una piccola deviazione su una strada secondaria che conduce proprio al monumento.
Lungo originariamente 38 m, conserva oggi solo 2 delle originarie 5 arcate, più la spalletta e parte dell’intradosso di un’altra arcata sulla sponda opposta. L’impianto romano subì probabilmente ristrutturazioni in epoca medievale.
Assai interessante la visita al locale museo archeologico (sito in via Nazionale) che illustra le vicende storiche del territorio attraverso un'interessante esposizione dei reperti qui rinvenuti.
Consulta l'approfondimento

3^ tappa: Pont'ezzu, Ozieri
Nella vallata del Monteacuto, sorge in territorio di Ozieri un ponte molto ben conservato, che permetteva il superamento del rio Mannu alla strada che conduceva da Karales a Olbia, assai ben nota dalle fonti archeologiche, epigrafiche e letterarie.
"Pont'ezzu" (ponte vecchio), lungo oltre 90 m, è ancor oggi articolato in sei fornici e costruito in conci di basalto e opera cementizia, con paramento in opera quadrata di basalto e andesite. Il passaggio era largo 3 m.
Nella stessa vallata del Monteacuto sorgevano altri cinque ponti: quello di Iscia Ulumu in località San Luca (Ozieri), in parte conservato, a doppia arcata, sulla confluenza del rio di Buttale col rio Mannu; il ponte presso Badu de sa Feminedda (Ozieri), di cui si conservano i piloni in conglomerato cementizio, rivestito di lastroni vulcanici, originariamente a sei arcate; un ponte alle pendici della collina di Castro (Oschiri) ed uno in regione Silvani, di cui sono visibili le fondazioni. L’esistenza di un sesto ponte è ricostruibile dalle fonti letterarie del XVIII secolo, che parlano del ponte di "San Leonardo de Orvei". Si identifica con esso il ponte a nord di Tula, che emerge solo d’estate dalle acque del Coghinas, quando si abbassa il livello dell’invaso.
Consulta l'approfondimento

 
Museo archeologico navale Nino Lamboglia PDF  | Print |  E-mail
Written by Redazione   
Tuesday, 24 February 2009

museo_navale.jpgQuasi unico nel suo genere, il museo è dedicato al celebre relitto romano e al suo carico, recuperati nelle acque dell'arcipelago.
La nave, che naufragò presso l'isola di Spargi verso il 120 a.C., trasportava un carico di centinaia di anfore vinarie e vasi da mensa di produzione campana.
I reperti della dotazione di bordo e dell'equipaggio forniscono interessanti dati sull'organizzazione del commercio navale romano, mentre il relitto costituisce un caposaldo cronologico per la produzione ed esportazione di molte classi di oggetti.
Elemento centrale dell'allestimento è la ricostruzione in scala naturale dello spaccato dello scafo della nave di Spargi, con 202 anfore, che esemplifica il sistema di stivaggio.
Notevoli anche i ceppi d'ancora in piombo e gli altri materiali, provenienti dalle acque dell'arcipelago.

Indirizzo: Strada panoramica, loc. Mongiardino, 07024 La Maddalena
Telefono: +39 0789 790633
Ente titolare: Comune di La Maddalena
Gestione: Comune di La Maddalena
Orari: 9.30-12.30 e 15.30-18.30 (solo su prenotazione)
Biglietto: € 4 (intero), riduzioni per le scuole.

 
Museo delle civiltà del mare PDF  | Print |  E-mail
Written by Redazione   
Tuesday, 24 February 2009

museo_del_mare.jpgL'esposizione, provvisoria, presenta reperti rinvenuti nell'area del centro abitato di San Teodoro, nelle sue acque e in quelle più vicine, interessate nell'antichità da intensi movimenti di traffico commerciale. È anche presente un tesoretto monetale di epoca punica, di ignota provenienza. Il più antico reperto è un'anfora greco-italica, da porre in relazione con la città punica di Olbia, maggior porto della Sardegna settentrionale a partire dal 350 a.C. Le altre anfore mostrano l'evoluzione di questo contenitore fino alla forma classica vinaria italica, testimoniando la continuità e l'intensificarsi dei traffici.
Oltre al vino, le navi romane trasportavano altri beni: tra questi la ceramica a vernice nera di produzione centro italica e campana, diffusa, per il basso costo, in tutti i centri del Mediterraneo, specialmente occidentale. Nel I sec. d.C. i traffici sono prevalentemente diretti verso Roma e l'Italia centrale tirrenica. Come in età repubblicana dai porti sardi, tra cui Olbia, partono i cereali per l'approvvigionamento di Roma e degli eserciti, mentre si importa dalla Penisola vino di buona qualità per le mense degli italici stabilitisi nell'isola e dei ceti abbienti. Transitò in questo periodo, per queste acque, un relitto che trasportava, fra l'altro, ceramiche fini da mensa (sigillate italiche) prodotte in Toscana e che recava a bordo un crogiuolo per la galena. In età medioimperiale per le acque di San Teodoro transitarono imbarcazioni che trasportavano vino dal sud della Gallia e dall'Egeo, e olio e salsa di pesce dal nord Africa. Le anfore erano accompagnate da prodotti africani, come le ceramiche da cucina e le ceramiche fini da mensa (sigillata chiara). Dall'Itinerario Antoniniano (212-217 d.C.) si apprende dell'esistenza, presso l'attuale San Teodoro, di Coclearia, stazione della strada romana Olbia-Cagliari e scalo marittimo. Risale al III-IV sec.d.C. un relitto di nave con giacimento sparso di ceramiche, vetri e metalli, rinvenuto nei fondali di Baia Salinedda. Il centro sopravvisse alla fine del mondo antico, raccogliendosi intorno a un edificio dedicato al culto di San Teodoro, come testimoniano i resti di un'area cimiteriale bizantina. Nel medioevo il centro, situato nel Giudicato di Gallura, assunse probabilmente il nome di Villa de Offolle, da cui l'attuale denominazione di San Teodoro di Oviddè. Mercanti e pirati arabi forse disposero basi temporanee nell'area tra Capo Coda Cavallo e l'isola di Molara.

Indirizzo: via Niuloni 1, San Teodoro
Telefono: 0784 866010
Ente titolare: I.CI.MAR. – Istituto delle Civiltà del Mare
Orari: dal lunedì al venerdì, 10.00 - 13.00 e 16.30 - 19.00
Biglietto: ingresso gratuito
Sito internet: www.icimar.it
 
Museo Etnografico Oliva Carta Cannas PDF  | Print |  E-mail
Written by Redazione   
Tuesday, 24 February 2009

museo_aggius.jpgIl museo, articolato su due livelli, è ubicato in un'antica costruzione del centro storico di Aggius.
Il percorso museale, all'interno del MEOC, comprende la visita a una quindicina di ambienti dedicati alla vita familiare e agli antichi mestieri, che espongono oggetti e macchinari originali che raccontano la storia, la cultura e le tradizioni di Aggius e di tutta la Gallura.
Ampi spazi sono riservati alle botteghe del calzolaio, del fabbro e del falegname, un angolo del locale è invece dedicato alla lavorazione delle cortecce del sughero, e alla lavorazione del granito, la tipica pietra locale. Si prosegue con la ricostruzione della cantina, che offre un percorso didattico delle varie fasi della vinificazione e del magazzino, ambiente in cui si custodivano tutti gli attrezzi per la coltivazione del terreno e la lavorazione del formaggio e i silos per la conservazione degli alimenti.
Il percorso museale prosegue con la visita alla cucina tradizionale dello stazzo gallurese e alla camera da letto, arredate con mobili d'epoca e con esposti gli oggetti della vita quotidiana e suppellettili.
Molto ricca anche l'esposizione dei costumi tradizionali aggesi, maschili e femminili.
Il nucleo fondamentale del museo è quello dedicato all'arte femminile per eccellenza: la tessitura. Nella stanza del telaio alcune signore del posto danno una dimostrazione pratica delle varie tecniche di lavorazione e tessitura dei tappeti aggesi.
L'articolato percorso si chiude con la sala delle teche dove trova spazio l'angolo dedicato al famoso coro di Aggius. Qui si trovano esposte sia la foto raffigurante il coro, nel 1928, quando il compositore Gavino Gabriel lo accompagnò per un' esibizione al Vittoriale, la residenza di Gabriele D'Annunzio sul lago di Garda, sia la lettera che D'Annunzio scrisse ad un componente del coro, esaltando le doti canore dei cinque cantanti, tra cui spiccava, per armonia e limpidezza, la voce del "galletto di Gallura", Salvatore Stangoni.

Indirizzo: via Monti di Lizu, 6 - 07020 Aggius
tel. +39 079 621029; 349 4533208
Ente titolare: Comune di Aggius
Gestione: Cooperativa AGIOS Servizi Globali per il Turismo, via Monti di Lizu, 6 - 07020 Aggius
Orari: dal 16 maggio al 14 ottobre 10.00 – 13.00 e 15.00 – 20.30 (tutti i giorni); dal 15 ottobre al 15 maggio 10.00 – 13.00 e 15.30 – 19.00 (lunedì chiuso)
Biglietto: Museo € 4,00 (intero); € 3,00 (ridotto, per comitive di almeno 15 persone); € 2,50 (ridotto, per bambini fino a 10 anni). Escursioni al centro storico: € 4,00. Tour mezza giornata: € 11,00 o € 14,00 (se richiesta guida multilingue). Tour giornata intera: € 16,00 o € 19,00 (se richiesta guida multilingue). Esenzione biglietto: nessuna
sito web: www.museomeoc.com

 
Museo del vino PDF  | Print |  E-mail
Written by Redazione   
Tuesday, 24 February 2009

museo_del_vino.jpgIl museo è nella parte più alta del paese, in un moderno edificio con una terrazza panoramica dalla quale si possono ammirare i vigneti della zona. Berchidda è rinomata per le sue tradizioni vinicole e per la produzione del pregiato "Vermentino".
La Sardegna ha una tradizione millenaria di viticoltura. Diverse fonti storiche citano la particolare vocazione per la produzione del vino, che per le sue caratteristiche organolettiche, determinate dal clima e dalla conformazione del territorio, ha delle distinguibili unicità.
Nel museo di Berchidda, articolato in diverse sale, sono esposti gli attrezzi utilizzati anticamente, in differenti epoche e territori, per la lavorazione dei vigneti e delle uve: tini, vasche per la pigiatura, torchi con base di granito, ecc. Sono annessi una cantina per l'esposizione e la degustazione dei vini di tutte le aziende vinicole sarde e un vigneto didattico.
È primo museo enoico multimediale italiano. Il percorso comprende infatti sussidi interattivi che permettono di scoprire e approfondire la cultura e le tradizioni del vino nell'area mediterranea dalle origini ai nostri giorni e di "dialogare" con un sommelier virtuale.

Indirizzo: via G. Deledda, 151 - 07022 Berchidda
tel. 079 704587
Ente titolare: Comunità Montana VI Monte Acuto
Gestione: Cooperativa La Memoria Storica, loc. Is Coras - 09028 Sestu
Orari: invernale 9.00 - 13.00 e 15.00 - 19.00; estivo 16.00 - 20.00; lunedì chiuso
Biglietto: € 3.00 (intero), € 1,50 (ridotto), € 1 (biglietto singolo per gruppi di persone). Esenzione per chi ha compiuto 65 anni
sito internet: www.museodelvino.net

 

People