Museum and Archeology
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Ponti, strade, acquedotti al servizio di un grande impero |
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Wednesday, 25 November 2009 |
Ponti, strade, acquedotti al servizio di un grande impero
Area archeologica di Porto Torres, Ponte Ettòri di Padria, Pont'ezzu di Ozieri
Percorso: 133 km
Tempo di percorrenza stradale: 02h03
1^ tappa: Porto Torres
La romana Turris Libisonis fu in epoca imperiale una delle più floride
città della Sardegna, grazie al suo porto ed agli intensi scambi
commerciali che intratteneva con la penisola italica e l’Europa
meridionale. Di questo passato rimangono tracce cospicue in tutto il
centro storico di Porto Torres. Acquedotti che portavano in città
l’acqua dalle sorgenti di Sassari, strade di viabilità interna ed
esterna e soprattutto il grande ponte romano ancora perfettamente
conservato rendono giustizia allo splendore di una cittadina che
assurse allo status di colonia probabilmente sotto Ottaviano, nel terzo
quarto del I sec. a.C. Nell’area archeologica del cosiddetto Palazzo di
Re Barbaro (in realtà le terme centrali) è possibile imbattersi nelle
larghe vie pavimentate con grandi lastre di vulcanite, fiancheggiate
dai resti delle "tabernae" (botteghe) e di abitazioni disposte in
"insulae" (caseggiati a più piani).
Nella località detta Colle del Faro è visibile un altro quartiere
abitativo (a cui sono sovrapposte le “terme Maetzke”), composto da tre
isolati suddivisi da strade ortogonali, tutto di età augustea.
Perfettamente conservato è il ponte che collegava le rive del Riu
Mannu, a sette arcate di diverse dimensioni e decrescenti da ovest a
est, sostenuto da piloni in calcare rinforzati in vulcanite. È ascritto
al I sec. d.C.
Il percorso dell’acquedotto è ricostruibile in base ai
significativi toponimi che punteggiano il territorio tra Sassari (dalle
sorgenti Eba Ciara e San Martino) e Porto Torres: Fonte del Re, Fonte
Gutierrez, Predda Niedda-Pischina, via Fontana Vecchia.
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2^ tappa: Ponte Ettori, Padria
Padria
sorge su un sito caratterizzato da continuità insediativa dall’epoca
punica fino ai giorni nostri ed è stato convincentemente identificato
con "Gurulis Vetus", la "Gouroulis Palaia" citata dal geografo greco
Tolomeo.
A causa dell’insistenza degli insediamenti posteriori nella stessa
località, è piuttosto difficile identificare i resti della fase romana.
È tuttavia probabile che l’area pubblica della città si estendesse alla
base delle tre piccole colline di San Giuseppe, San Pietro e San Paolo.
Da quest’area passavano obbligatoriamente le vie di comunicazione tra
la costa occidentale (Bosa in particolare) e l’interno della Sardegna.
A conferma di ciò si conservano nel territorio di Padria i resti di tre
ponti romani, verosimilmente ristrutturati successivamente: Ponte
Ettòri, Ponte Ulumu e Ponte Enas (gli ultimi due ai confini col
territorio bosano).
Ponte Ettòri, sul fiume Temo, sorge a 6 km dal paese, sulla strada per
Montresta, al confine con il territorio del comune di Villanova
Monteleone. Vi si giunge attraverso una piccola deviazione su una
strada secondaria che conduce proprio al monumento.
Lungo originariamente 38 m, conserva oggi solo 2 delle originarie 5
arcate, più la spalletta e parte dell’intradosso di un’altra arcata
sulla sponda opposta. L’impianto romano subì probabilmente
ristrutturazioni in epoca medievale.
Assai interessante la visita al locale museo archeologico (sito in
via Nazionale) che illustra le vicende storiche del territorio
attraverso un'interessante esposizione dei reperti qui rinvenuti.
Consulta l'approfondimento
3^ tappa: Pont'ezzu, Ozieri
Nella
vallata del Monteacuto, sorge in territorio di Ozieri un ponte molto
ben conservato, che permetteva il superamento del rio Mannu alla strada
che conduceva da Karales a Olbia, assai ben nota dalle fonti
archeologiche, epigrafiche e letterarie.
"Pont'ezzu" (ponte vecchio), lungo oltre 90 m, è ancor oggi
articolato in sei fornici e costruito in conci di basalto e opera
cementizia, con paramento in opera quadrata di basalto e andesite. Il
passaggio era largo 3 m.
Nella stessa vallata del Monteacuto sorgevano altri cinque ponti:
quello di Iscia Ulumu in località San Luca (Ozieri), in parte
conservato, a doppia arcata, sulla confluenza del rio di Buttale col
rio Mannu; il ponte presso Badu de sa Feminedda (Ozieri), di cui si
conservano i piloni in conglomerato cementizio, rivestito di lastroni
vulcanici, originariamente a sei arcate; un ponte alle pendici della
collina di Castro (Oschiri) ed uno in regione Silvani, di cui sono
visibili le fondazioni. L’esistenza di un sesto ponte è ricostruibile
dalle fonti letterarie del XVIII secolo, che parlano del ponte di "San
Leonardo de Orvei". Si identifica con esso il ponte a nord di Tula, che
emerge solo d’estate dalle acque del Coghinas, quando si abbassa il
livello dell’invaso.
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Museo archeologico navale Nino Lamboglia |
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Tuesday, 24 February 2009 |
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Quasi unico nel suo genere, il museo è dedicato al celebre relitto
romano e al suo carico, recuperati nelle acque dell'arcipelago.
La nave, che naufragò presso l'isola di Spargi verso il 120 a.C., trasportava un carico di centinaia di anfore vinarie e vasi da mensa di produzione campana.
I reperti della dotazione di bordo e dell'equipaggio forniscono
interessanti dati sull'organizzazione del commercio navale romano,
mentre il relitto costituisce un caposaldo cronologico per la
produzione ed esportazione di molte classi di oggetti.
Elemento centrale dell'allestimento è la ricostruzione in scala
naturale dello spaccato dello scafo della nave di Spargi, con 202
anfore, che esemplifica il sistema di stivaggio.
Notevoli anche i ceppi d'ancora in piombo e gli altri materiali, provenienti dalle acque dell'arcipelago.
Indirizzo: Strada panoramica, loc. Mongiardino, 07024 La Maddalena
Telefono: +39 0789 790633
Ente titolare: Comune di La Maddalena
Gestione: Comune di La Maddalena
Orari: 9.30-12.30 e 15.30-18.30 (solo su prenotazione)
Biglietto: € 4 (intero), riduzioni per le scuole.
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Museo delle civiltà del mare |
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Tuesday, 24 February 2009 |
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L'esposizione, provvisoria, presenta reperti rinvenuti nell'area del
centro abitato di San Teodoro, nelle sue acque e in quelle più vicine,
interessate nell'antichità da intensi movimenti di traffico
commerciale. È anche presente un tesoretto monetale di epoca punica, di
ignota provenienza. Il più antico reperto è un'anfora greco-italica, da
porre in relazione con la città punica di Olbia, maggior porto della
Sardegna settentrionale a partire dal 350 a.C. Le altre anfore mostrano
l'evoluzione di questo contenitore fino alla forma classica vinaria
italica, testimoniando la continuità e l'intensificarsi dei traffici.
Oltre al vino, le navi romane trasportavano altri beni: tra
questi la ceramica a vernice nera di produzione centro italica e
campana, diffusa, per il basso costo, in tutti i centri del
Mediterraneo, specialmente occidentale. Nel I sec. d.C. i traffici sono
prevalentemente diretti verso Roma e l'Italia centrale tirrenica. Come
in età repubblicana dai porti sardi, tra cui Olbia, partono i cereali
per l'approvvigionamento di Roma e degli eserciti, mentre si importa
dalla Penisola vino di buona qualità per le mense degli italici
stabilitisi nell'isola e dei ceti abbienti. Transitò in questo periodo,
per queste acque, un relitto che trasportava, fra l'altro, ceramiche
fini da mensa (sigillate italiche) prodotte in Toscana e che recava a
bordo un crogiuolo per la galena. In età medioimperiale per le acque di
San Teodoro transitarono imbarcazioni che trasportavano vino dal sud
della Gallia e dall'Egeo, e olio e salsa di pesce dal nord Africa. Le
anfore erano accompagnate da prodotti africani, come le ceramiche da
cucina e le ceramiche fini da mensa (sigillata chiara). Dall'Itinerario
Antoniniano (212-217 d.C.) si apprende dell'esistenza, presso l'attuale
San Teodoro, di Coclearia, stazione della strada romana Olbia-Cagliari
e scalo marittimo. Risale al III-IV sec.d.C. un relitto di nave con
giacimento sparso di ceramiche, vetri e metalli, rinvenuto nei fondali
di Baia Salinedda. Il centro sopravvisse alla fine del mondo antico,
raccogliendosi intorno a un edificio dedicato al culto di San Teodoro,
come testimoniano i resti di un'area cimiteriale bizantina. Nel
medioevo il centro, situato nel Giudicato di Gallura, assunse
probabilmente il nome di Villa de Offolle, da cui l'attuale
denominazione di San Teodoro di Oviddè. Mercanti e pirati arabi forse
disposero basi temporanee nell'area tra Capo Coda Cavallo e l'isola di
Molara.
Indirizzo: via Niuloni 1, San Teodoro
Telefono: 0784 866010
Ente titolare: I.CI.MAR. – Istituto delle Civiltà del Mare
Orari: dal lunedì al venerdì, 10.00 - 13.00 e 16.30 - 19.00
Biglietto: ingresso gratuito
Sito internet: www.icimar.it
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Museo Etnografico Oliva Carta Cannas |
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Tuesday, 24 February 2009 |
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Il museo, articolato su due livelli, è ubicato in un'antica costruzione del centro storico di Aggius.
Il percorso museale, all'interno del MEOC,
comprende la visita a una quindicina di ambienti dedicati alla vita
familiare e agli antichi mestieri, che espongono oggetti e macchinari
originali che raccontano la storia, la cultura e le tradizioni di
Aggius e di tutta la Gallura.
Ampi spazi sono riservati alle botteghe del calzolaio, del fabbro
e del falegname, un angolo del locale è invece dedicato alla
lavorazione delle cortecce del sughero, e alla lavorazione del granito,
la tipica pietra locale. Si prosegue con la ricostruzione della
cantina, che offre un percorso didattico delle varie fasi della
vinificazione e del magazzino, ambiente in cui si custodivano tutti gli
attrezzi per la coltivazione del terreno e la lavorazione del formaggio
e i silos per la conservazione degli alimenti.
Il percorso museale prosegue con la visita alla cucina
tradizionale dello stazzo gallurese e alla camera da letto, arredate
con mobili d'epoca e con esposti gli oggetti della vita quotidiana e
suppellettili.
Molto ricca anche l'esposizione dei costumi tradizionali aggesi, maschili e femminili.
Il nucleo fondamentale del museo è quello dedicato all'arte
femminile per eccellenza: la tessitura. Nella stanza del telaio alcune
signore del posto danno una dimostrazione pratica delle varie tecniche
di lavorazione e tessitura dei tappeti aggesi.
L'articolato percorso si chiude con la sala delle teche dove trova
spazio l'angolo dedicato al famoso coro di Aggius. Qui si trovano
esposte sia la foto raffigurante il coro, nel 1928, quando il
compositore Gavino Gabriel lo accompagnò per un' esibizione al
Vittoriale, la residenza di Gabriele D'Annunzio sul lago di Garda, sia
la lettera che D'Annunzio scrisse ad un componente del coro, esaltando
le doti canore dei cinque cantanti, tra cui spiccava, per armonia e
limpidezza, la voce del "galletto di Gallura", Salvatore Stangoni.
Indirizzo: via Monti di Lizu, 6 - 07020 Aggius
tel. +39 079 621029; 349 4533208
Ente titolare: Comune di Aggius
Gestione: Cooperativa AGIOS Servizi Globali per il Turismo, via Monti di Lizu, 6 - 07020 Aggius
Orari: dal 16 maggio al 14 ottobre 10.00 – 13.00 e 15.00 – 20.30
(tutti i giorni); dal 15 ottobre al 15 maggio 10.00 – 13.00 e 15.30 –
19.00 (lunedì chiuso)
Biglietto: Museo € 4,00 (intero); € 3,00 (ridotto, per comitive
di almeno 15 persone); € 2,50 (ridotto, per bambini fino a 10 anni).
Escursioni al centro storico: € 4,00. Tour mezza giornata: € 11,00 o €
14,00 (se richiesta guida multilingue). Tour giornata intera: € 16,00 o
€ 19,00 (se richiesta guida multilingue). Esenzione biglietto: nessuna
sito web: www.museomeoc.com
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Written by Redazione
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Tuesday, 24 February 2009 |
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Il museo è nella parte più alta del paese, in un moderno edificio con
una terrazza panoramica dalla quale si possono ammirare i vigneti della
zona. Berchidda è rinomata per le sue tradizioni vinicole e per la
produzione del pregiato "Vermentino".
La Sardegna ha una tradizione millenaria di viticoltura. Diverse
fonti storiche citano la particolare vocazione per la produzione del
vino, che per le sue caratteristiche organolettiche, determinate dal
clima e dalla conformazione del territorio, ha delle distinguibili
unicità.
Nel museo di Berchidda, articolato in diverse sale, sono esposti
gli attrezzi utilizzati anticamente, in differenti epoche e territori,
per la lavorazione dei vigneti e delle uve: tini, vasche per la
pigiatura, torchi con base di granito, ecc.
Sono annessi una cantina per l'esposizione e la degustazione dei vini
di tutte le aziende vinicole sarde e un vigneto didattico.
È primo museo enoico multimediale italiano. Il percorso comprende
infatti sussidi interattivi che permettono di scoprire e approfondire
la cultura e le tradizioni del vino nell'area mediterranea dalle
origini ai nostri giorni e di "dialogare" con un sommelier virtuale.
Indirizzo: via G. Deledda, 151 - 07022 Berchidda
tel. 079 704587
Ente titolare: Comunità Montana VI Monte Acuto
Gestione: Cooperativa La Memoria Storica, loc. Is Coras - 09028 Sestu
Orari: invernale 9.00 - 13.00 e 15.00 - 19.00; estivo 16.00 - 20.00; lunedì chiuso
Biglietto: € 3.00 (intero), € 1,50 (ridotto), € 1 (biglietto
singolo per gruppi di persone). Esenzione per chi ha compiuto 65 anni
sito internet: www.museodelvino.net
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