Berchidda
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Abbarbicata ai piedi del Limbara, che forma una massiccia fitta corona alpestre, si stende Berchidda, la piccola Parigi del Logudoro. E' una bella cittadina, moderna, civile, pulita sempre in continua emancipazione ed estensione. Da lontano appare come una piccola macchia biancastra, che risalta tra il grigio compatto dei suoi monti granitici. Lo sguardo si posa come incantato lassù su quei monti, su quelle cime, su quelle vette lontane, su cui il sole sosta dolcemente carezzando delicato le cose. Le colline ed i monti, le lievi e prolungate ondulazioni delle terre, hanno solo delle sfumature, si colorano del colore dell'aria. La campagna è magra, asciutta prevalentemente pietrosa, con sughereti, molti vigneti con i caratteristici e coreografici fichi d'India, ma intima e famigliare al costante e tenace lavoro dei passanti. Il campanile della chiesa risalta da lontano e le campane tutte assieme, sembrano di un'armonia discorde e quasi cantano, nella rosea luce del tramonto, risuonando melodiche nella vallata. All'ingresso del paese una strada, fiancheggiata da moderne e linde case, sbocca nella spaziosa e bella piazza sovrastante l'incantevole pianura che contrasta con la fitta, aspra ed ineguale catena rocciosa che si erge alle spalle. Dal Muraglione che forma un ampio belvedere, si scorgono gli orti squadrati, una cornice di dolci colline verdeggianti di prosperi vigneti che hanno il lontano sfondo panoramico della catena montuosa del Montegiosso la distesa infinita della vallata di Chilivani. A destra si stagliano verso il cielo le due leggendarie punte del Monte Acuto (Casteddu). Nel paese domina una dolce e riposante quiete che infonde un senso di euforia e di benessere. Qui è bello sognare: è un paese di sognatori, è un paese per i sognatori. L’aspetto più affatturante e significativo del territorio di Berchidda, é la straordinaria ricchezza e bellezza del suo patrimonio naturalistico. Il selvaggio e misterioso fascino dei boschi che orlano il fiume “Seleme” sino ai primi contrafforti del Limbara contrasta con un territorio fortemente caratterizzato dall’assoluto dominio di leccio, sughere, mirto, corbezzolo, fillirea, ginepro; da rocce ora aspre ora dolci, sicuro ricovero di volpi, cinghiali, lepri, conigli, osservati nei loro spostamenti dai rapaci che ricamano voli interessati sul loro territorio. Dalla sommità delle alture si gode una splendida vista sulla valle con le sue colline verdeggianti, impreziosite da vigneti e villette rurali, con la pianura su cui scorrono sinuosi i fiumi che affluiscono al lago Coghinas, occhieggiante, a ponente, dietro la sagoma inconfondibile del Monte Acuto. Volgendo lo sguardo a nord si può ammirare la sagoma ferrigna del Limbara.Il Limbara: un irresistibile invito all’avventura in mezzo a rocce modellate in mille forme e colori, tra boschi impenetrabili, lungo fiumi mai percorsi che si aprono in linde vallette lungo sentieri battuti in passato e ora da cinghiali, mufloni e daini, sorvegliati dall’implacabile occhio dell’aquila reale, ritornata stabilmente nel suo antico regno.
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