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Venerdì 5 Febbraio a partire dalle 19,30 si terrà il secondo appuntamento della rassegna "Wine in Jazz" organizzato dall'Enoteca Pievati, Jazz in acustico e degustazioni di vini, come dire: Jazz da degustazione. L'intento vuole essere quello di deliziare gli ospiti, sia con le note gusto-olfattive dei vini che ciascuna cantina presenterà , con le note musicali del Jazz in acustico, rigorosamente dal vivo. La serata verrà allietata dalle suggestive note della Tromba di Giovanni Sanna Passino e del pianoforte di Mariano Tedde dalle eleganti note gusto-olfattive dei vini della Cantina Tenute Olbios di Daniela Pinna, Lupus in Fabula Vermentino doc con la sorpresa di poter degustare un ottimo vermentino spumantizzato con metodo classico. Anche per questo appuntamento, i fantastici finger food saranno presentati dall'eccellente Executive Chef, Luciano Porta. Read more...
 Giovedì 28 gennaio a partire dalle 19,30 avrà inizio la rassegna "Wine in Jazz" organizzato dall'Enoteca Pievati, Jazz in acustico e degustazioni di vini, come dire: Jazz da degustazione. L'intento vuole essere quello di deliziare gli ospiti, sia con le note gusto-olfattive dei vini che una o due Cantine ci presenteranno, con le note musicali del Jazz in acustico, rigorosamente dal vivo e senza nessun tipo di amplificazione. Per ora gli appuntamenti sono quattro, così strutturati: giovedì 28, data inaugurale della rassegna, in compagnia della Chitarra di Mauro Mibelli e della giovane Cantina di Berchidda, "Un Mare di Vino" di Gioacchino Sini con i vini: "Bianco Smeraldo" Vermentino di Gallura docg e "Rosso Smeraldo" IGT rosso. Eccezionalmente per questo appuntamento, i fantastici finger food saranno presentati dal nostro amico ed eccellente Executive Chef, Luciano Porta. A seguire Venerdì 5 febbraio sempre dalle 19.30, la serata verrà allietata dalle suggestive note della Tromba di Giovanni Sanna Passino e dalle eleganti note gusto-olfattive dei vini della Cantina Tenute Olbios di Daniela Pinna, Lupus in Fabula Vermentino doc con la sorpresa di poter degustare un ottimo vermentino spumantizzato con metodo classico. Venerdì 12 febbraio, il Contrabbasso di Salvatore Maltana accompagnerà i vini delle Tenute Masone Mannu, "Mannu" IGT rosso e "Petrizza"vermentino di Gallura docg, con la relazione di Roberto Gariup, eccellente Enotecnico della cantina. Venerdì 19 febbraio, la serata vedrà la partecipazione di Pina Muroni e la sua voce accompagnerà i vini della giovane e bravissima enologa Marianna Mura e i suoi vini, Sienda vermentino di gallura docg, Cortes cannonau di sardegna doc. Read more...
 I tamburi rullano incessantemente, il cavaliere ha indosso la Maschera di un Dio misterioso e impugna la spada tenendola dritta davanti a sé. Si leva in piedi sulla sella mentre il cavallo sfreccia a perdifiato sulla pista, al galoppo sfrenato. Pochi secondi dopo, il boato del pubblico accompagna la punta del fioretto che infilza la stella. È fatta. La gente acclama Su Cumpoidori ed esulta davanti a quel trofeo mostrato con orgoglio e vanto. È così che l’ultima domenica e il martedì di Carnevale, ogni anno, Oristano diventa capitale della Sardegna. C’è la Sartiglia. Festa dai mille simboli, festa della magia, della prosperità e della miseria, del dolore e della speranza. Da Via Sant’Antonio, passando per il Duomo, sino a Via Vittorio Emanuele e Piazza Mannu, un fiume di persone, provenienti dalle città e dai paesi di tutta l’isola, si accalca ai bordi di un tracciato di terra e paglia. Ad ogni edizione, su quel percorso pestato dagli zoccoli dei cavalli si riversano secoli di storia. E un fragore di urla e applausi guida le gesta del cavaliere, quando la spada trafigge la stella. La Sartiglia non è una semplice celebrazione dei riti carnascialeschi, non è nemmeno la riproduzione di una giostra medioevale, né una mera esibizione di audaci e aitanti cavalieri. Dentro la Sartiglia convivono elementi di tradizione e cultura tramandati da centinaia d’anni. In questa manifestazione, che ad Oristano è vissuta con intensità emotiva indescrivibile sin dai tempi del Giudicato d’Arborea, sopravvivono probabilmente alcuni degli aspetti più interessanti e inesplorati della ritualità pagana, contaminata dai cerimoniali di origine cristiana. I gremi nascono nel tardo medioevo, e acquisiscono la conformazione definita che oggi conosciamo mentre la Sardegna è sotto la dominazione spagnola. Gli scopi fondanti erano la tutela dei diritti sul lavoro, la mutua assistenza , la protezione e la reciproca unione degli artigiani operanti lo stesso mestiere: nel caso particolare del gremio dei falegnami, sotto la bandiera dei protettori e Patroni Santi Giuseppe e Luca , confluivano in realta' tutti coloro che in qualche modo avevano a che fare con la lavorazione del legno, quali carrai, tornitori, intagliatori, chitarrai, costruttori di barche e molini, ed altri, che erano detti appunto artieri del legno. Il gremio dei falegnami... Read more...
 Il momento clou del Carnevale Tempiese è sicuramente la Sfilata dei carri allegorici la cui ideazione e creazione nell’attuale struttura risale ormai a circa quarantacinque anni fa . Prima di tale data infatti le sfilate, così come oggi sono concepite , non avevano luogo mancavano di precise allegorie ed erano più che altro, una esibizione di costumi stravaganti fatti di vecchi abiti ed acconciature strane. Fra tutti risaltava il così detto “Linzolu Cupaltatu” un vero e proprio lenzuolo che avvolgeva la donna ( qualche volta anche l’uomo!!) da capo a piedi, nascondendole viso, corpo e forme tanto da rendere il soggetto assolutamente irriconoscibile. A Tempio, ancora oggi si raccontano scherzi grotteschi giocati da buon temponi che, nascondendosi sotto questo lenzuolo, e facendosi passare per ingenue fanciulle, facevano sognare erotiche avventure a compassati signori. Oggi Lu Linzolu Cupaltatu viene proposto nelle sfilate solo a titolo dimostrativo. Parliamo del carnevale così come è stato ristrutturato dal 1956/57 e così come è arrivato fino ai giorni nostri con alterne fortune. Il personaggio incontrastato del Carnevale Tempiese è “Giorgio”, ieri “ Jolgliu Puntogliu” oggi invece “Sua Maestà Re Giorgio”. La sua maschera, ieri fantoccio imbottito di paglia ed infilato in un palo, oggi enorme figura assisa su un trono, rappresenta il potere in tutte le sue forme grandi e piccole. Può essere il padrone, può essere il sindaco, l’assessore o il presidente del consiglio o della repubblica, è l’artefice di tutti i mali grandi e piccoli della città è infine lo sberleffo alla vita ed ai suoi problemi. Per sei giorni Sua maestà Re Giorgio viene osannato, onorato e adulato. Il Martedì grasso, quando il giorno volge al tramonto e la gente è al parossismo del divertimento, il Re, colpevole di tutto, colpevole anche di esistere, viene processato e bruciato sulla pubblica piazza. Si ripete così l’antico rito del fuoco che preannuncia la fine dell’inverno e l’arrivo di una primavera ancora tardiva. IL Re muore, ha lasciato però un erede. Nei bagordi del carnevale si è invaghito di una formosa popolana, chiamata Mannena e la cui figura, enorme anch’essa sfila accanto a Giorgio, che gli darà un figlio, Sarà Re... Read more...
 Mamuthone è una parola di antico suono della quale si potrà forse trovare l'origine nelle primitive lingue del Mediterraneo. Ecco, intanto, alcuni vocaboli Sardi coi quali si può fare almeno un confronto: Maimone, prima di tutto, che non è sicuramente una semplice variazione di Mamuthone, e che indica in diversi paesi tanto lo spaventapasseri quanto una specie di fantoccio o idolo bacchico del Carnevale popolare; Mamucone, che è il nome di una campagna; Sos Mamus, cioè i misteriosi abitatori di caverne o forse i geni tutelari in una leggenda che può adombrare un mito; Mamudine, altra località campestre dove ci sono delle caverne favolose; Mamone, altra zona della Barbagia che ha acquistato una triste fama solo nei tempi moderni perché c'è una delle numerose "colonie penali" dell'Isola; Mamujone, infine, che era si dice, prima il nome di una sorgente, poi non si sa da quando il nome originario di Mamoiada, cioè il paese dei Mamuthones ( v. nota a pag. 16). Per "visera" l'etmologia da visus o da visum mi sembra semplicistica. Questa parola, che come nome di maschera è usato solo a Mamoiada, riappare in una efficace espressione del linguaggio popolare comune a diversi paesi; "ti ana fattu a visera", ti ses fattu a visera", ed ha una ricca variazione di significato: ti hanno ridotto o ti sei ridotto in pessimo stato, fisicamente o moralmente, sei malconcio, sporco, umiliato, canzonato, messo alla berlina o anche ferito, sfregiato. La "Visera" è di legno di fico o di sughero in altri tempi ben lucidato e levigato; è una maschera tragica non mostruosa. Non ci sono, e si può affermare che non ci siano mai stati in Sardegna, maschere spaventevoli di esorcismo, di sepoltura, di travestimento, di battaglia o di culto. Nei paesi della Barbagia si possono rintracciare altri tipi di travestimento che richiamano solo apparentemente i Mamuthones. A Nuoro ci sono i boves, distinto da boes, i buoi, e la parola stessa indica il carattere e forse anche il significato e l'origine della maschera; in altri paesi si trovano i betones, che sono pure figure bovine, i carataos, mascherati bovini, i battileddos, stracciati bovini, i merdules, che può significare tanto buoi sporchi quanto uomini sporcaccioni, i bumbones, ubriaconi, "imbovati" anche essi. Tutti questi travestiti... Read more...
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 Roby Dessena, young and talentous dj "made in Sardinia" began his career 11 years ago warming up the house music events in the island close... Read more...
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 L'istmo con le sue due spiagge la rena di ponente... Read more...  Geografia | Compreso tra il golfo di Cugnana e... Read more...  Berchidda, situato nel versante meridionale della... Read more...
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